A chi è rivolto

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Per quanto riguarda il fattore età sembra esserci tra i divulgatori occidentali dello yoga una notevole disparità di opinioni. Alcuni infatti incoraggiano la pratica delle tecniche dello yoga, e soprattutto del più conosciuto hatha-yoga fin dall’età prescolare; altri invece sostengono che un bambino, anche se impara meccanicamente l’esecuzione delle posture, non è in grado di comprenderne lo spirito e quindi non trae un reale beneficio dagli esercizi.
In entrambi questi punti di vista c’è qualcosa di vero. In apparenza quelli che sconsigliano lo yoga nell’età infantile sembrerebbero avere argomenti inoppugnabili, come quando sostengono che solo con la cosiddetta età della ragione un individuo diventa capace di scegliere liberamente e in piena coscienza una via di autodisciplina e di autorealizzazione quale è appunto la pratica dello yoga. Sembra inoltre che una forma di educazione fisica basata in buona parte sull’immobilità, come gli àsana, sia poco adatta ad un’età che ha bisogno del gioco, inteso come movimento, salto, corsa, lotta: attività attraverso e quali il bambino, non diversamente da tutti i cuccioli, prende coscienza del proprio corpo e impara a coordinarne sempre meglio le funzioni psicomotorie.
In realtà nulla vieta che vengano inseriti in un programma di educazione fisica per giovanissimi anche esercizi derivati, con opportuni adattamenti, dalle tecniche yoga, in particolare quelle che favoriscono l’acquisizione di un buon equilibrio statico e dinamico. Ad esempio posizioni come “l’albero”, in cui si tratta di saper stare ben diritti su una sola gamba, possono essere lo spunto per un gioco di gruppo. L’importante è che non venga meno la caratteristica di attività di gioco che l’educazione fisica deve possedere quando è rivolta ai bambini in età prescolare. Alla fantasia di un istruttore che abbia qualche pratica di yoga non sfuggirà la possibilità di inventare tutta una serie di giochi derivati dagli àsana: già i nomi stessi delle posizioni, che ricordano animali cari al mondo infantile (la cavalletta, il coniglio, il cammello, ecc.), dovrebbero far buona presa sull’interesse del bambino favorendo la sua attiva partecipazione.
Per l’educazione fisica dei preadolescenti potranno invece essere utilizzate altre posizioni che sono particolarmente indicate come preparazione alla pratica sportiva. Molti àsana, come vedremo, agiscono attivamente su masse muscolari, come i dorsali e gli addominali, che normalmente non vengono abbastanza esercitate, sicché tendono a indebolirsi: tenere in esercizio questi muscoli fin dall’infanzia può essere assai raccomandabile. La maggior parte delle posizioni funziona poi egregiamente come ginnastica correttiva: molto spesso i giovani, anche a causa delle lunghe ore di studio, tendono ad assumere atteggiamenti corporei malsani, cioè i cosiddetti paramorfismi. Questi consistono soprattutto in deviazioni leggere e temporanee della spina dorsale che però, se non vengono corrette per tempo, si trasformano nei ben più gravi dismorfismi, ai quali è molto più difficile, se non impossibile, porre rimedio. L’azione degli àsana è efficace soprattutto sulla colonna vertebrale, perciò con la pratica delle posture è facile ovviare ai paramorfismi, abituando il giovane a un portamento corretto.
Le posizioni sedute, o “di meditazione” saranno invece meno indicate, dato il loro carattere di assoluta immobilità, per bambini e ragazzi. C’è da notare tuttavia che, mentre a un adulto non allenato possono occorrere settimane o mesi prima di “sciogliersi” al punto da poter eseguire facilmente posizioni come il “loto”, a un fanciullo sano riesce agevole assumere tale postura, poiché le sue articolazioni sono molto più elastiche. E quindi raccomandabile che anche i giovanissimi pratichino di tanto in tanto questo tipo di esercizi, atti a prevenire l’irrigidimento e anchilosi di anche, ginocchia e caviglie.

… e per non più giovanissimi

Le persone che hanno raggiunto o superato la mezza età e che da tempo hanno rinunciato a tenersi in forma con la pratica di qualche sport o di una qualsiasi attività fisica possono essere indotte a considerare troppo impegnative per loro le tecniche dello yoga. Rinunciare in partenza sarebbe però un grave errore: infatti proprio chi fa vita sedentaria, spesso congiunta a un lavoro stressante e ad abitudini alimentari malsane, può ricavare il massimo beneficio dagli esercizi.
Un punto, del resto, merita di essere chiaramente sottolineato: a nessuno si richiedono prestazioni di tipo atletico. La via dello yoga comporta un dosaggio progressivo degli sforzi; la prima regola da osservare, come vedremo, è quella della non-violenza, e innanzitutto occorre imparare a non fare violenza a se stessi. Niente sforzi inauditi, dunque, niente acrobatismi, che lasceremo ai virtuosi della pratica: a chi inizia basterà la progressiva riconquista, attraverso un allenamento perseverante, di quella scioltezza e armonia di movimenti e di quel giusto grado di vigoria fisica che chiunque, a qualunque età, può conseguire.
Fino a che punto lo yoga può mantenerci giovani? L’età, si dice, è in gran parte una questione di spirito e sappiamo che lo yoga, oltre a prende cura dei nostri muscoli e delle nostre articolazioni, ci assicura la giusta carica di vitalità, grazie anche all’azione che molte posizioni esercitano sulle nostre ghiandole endocrine. Tuttavia, come non è una panacea universale, pur avendo parecchie utili indicazioni, così lo ha non è neppure la fonte dell’eterna giovinezza. Accostarsi a esso con il desiderio ossessivo di mantenersi giovani a tutti i costi significa snaturarne lo spirito e le finalità. Il tempo che ci è dato possiamo soltanto usarlo, non fermarlo: lo yoga ci aiuta ad usarlo bene, realizzando il massimo delle nostre potenzialità; ma se è vero che esso ci promette armonia e integrazione della personalità, non dimentichiamo che ci impone anche di rinunciare a ogni eccessivo attaccamento. Accettiamo quindi con gioia i doni che ci può dare, senza coltivare la segreta speranza di far camminare a ritroso l’orologio della vita. Correttamente praticato lo yoga può contribuire a una maggiore longevità, ma soprattutto può aiutarci ad accogliere con serenità e a vivere con pienezza ogni stagione della nostra esistenza, senza vagheggiamenti e rimpianti, sapendo di essere, in ogni istante, signori di noi stessi.

 

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e quell'esperienza immediata è la base di tutta la retta conoscenza"
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