OSHO

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Bhagwan Shree Rajneesh, più comunemente chiamato Osho, nacque come Rajneesh Chandra Mohan in India a Kuchwada, nel Madhya Pradesh l'11 dicembre del 1931. Una fonte afferma che "Bhagwan" significa "il benedetto", e che "Shree" significa "Maestro".
Spirito libero, insofferente verso le regole e i dettami dell'istituzione canonica sin da giovane,  desideroso di sperimentare la vita in prima persona, insofferente a regole e a norme imposte o acquisite ciecamente, Osho intraprende la via della ricerca interiore, tanto che a 21 anni raggiunge l'illuminazione, che descrive come "l'istante in cui la goccia si fonde nell'oceano nell'attimo stesso in cui l'oceano di riversa nella goccia". Professore di filosofia al Sanskrit College di Rajpur prima, e poi rettore della cattedra di filosofia all'università di Jabalpur nel '66, abbandona la carriera universitaria e fonda a Bombay una comunità spirituale, che trasferisce a Pune il 21 marzo '74 (21° anniversario della sua illuminazione). Fonda una comunità nell'Oregon, dove si trasferisce, ma viene arrestato e avvelenato. Nell'87 torna a Pune, dove crea un laboratorio di crescita e una Multiuniversità dell'essere, a cui si ispirano i centri di tutto il mondo. Il 19 gennaio '90 lascia definitivamente il corpo, insieme a una grande eredità: la via da lui indicata, che coniuga il sapere orientale alle discipline occidentali, aiutano all'individuo a liberarsi da schemi e condizionamenti, per realizzarsi pienamente e in modo consapevole, e diventare un Uomo Nuovo.

"Io non vi sto insegnando nulla. Non ho alcun messaggio. Non vi sto convertendo… Va benissimo che la gente mi trovi pieno di contraddizioni, perché solo un banalissimo erudito si preoccupa di dire cose sensate.
Al contrario c'è un uomo che parla non per trasmettere conoscenze, bensì poesia, non conoscenze ma significato, non conoscenze bensì un profumo, una presenza… Io non ho nulla da dirvi, ma molto da condividere con voi."

Osho ha dedicato la propria vita a portare al mondo la via per raggiungere l'illuminazione, cioè la presa di coscienza della scintilla divina che è in ciascuno di noi, il contatto con il Tutto. Questa si consegue attraverso un cammino di consapevolezza, che si attua rimanendo centrati su di sé, vigili, capaci di vedere la realtà senza lasciarsi fuorviare da emozioni, stati d'animo, pregiudizi e soprattutto dalle illusioni. L'aiuto più grande per raggiungere questo traguardo viene dalla pratica giornaliera della meditazione (che Osho considera "una chiave per svelare il mistero dell'esistenza"), che può essere quella tradizionale, statica, con gli occhi chiusi, o quella più moderna e dinamica, la meditazione kundalini e quella attiva, che si può fare anche camminando.
Egli ha chiarito:

"Io sono parte dell'eterna evoluzione dell'uomo. Cercare la verità non è cosa nuova né vecchia. La ricerca del proprio essere non ha nulla a che fare con il tempo. Potrei non esserci più, ma ciò che sto facendo continuerebbe. Nessuno ne è il fondatore, nessuno ne è il leader, è un fenomeno immenso! Molti illuminati sono apparsi, hanno dato il loro aiuto e sono scomparsi, ma il loro aiuto ha condotto l'umanità un po' più in alto, l'ha resa un po' migliore, un po' più umana. Essi hanno lasciato il mondo un po' più bello di come l'avevano trovato."

Per Osho la meditazione è essenzialmente un momento di consapevolezza in cui si è totalmente nel pensiero, nella parola, nell'azione e di assenza di pensiero razionalistico; più che una tecnica è un "trucco"od un espediente per la Consapevolezza.
Osho è dunque il sostenitore di ciò che è: qualunque categoria di bene e male, giusto o sbagliato, qualunque giudizio o valore morale è opera della mente ed in quanto tale non tocca affatto il regno dello Spirito. Questo al fine di :

"…rompere il sonno dell'inconscio, con i suoi pensieri, sogni e proiezioni mentali. Devi svegliarti rispetto a ciò che viene visto, per mettere a fuoco colui che vede".

In questo senso la "dottrina" di Osho, che pur essendo altamente eclettica e cogliendo spunti in tutto il pensiero orientale e occidentale, si può collocare, forzando qui i termini del discorso, nell'ambito di quel vasto movimento buddhista denominato Mahayana (grande veicolo).
Secondo Osho l'illuminazione (samadhi) non ha patria ed è alla portata di tutti: il suo insegnamento è pertanto crogiolo e sintesi di ogni pensiero e filosofia, dal Cristianesimo al Sufi, dall'Induismo al Giainismo, al Taoismo, passando attraverso il Buddismo Zen.
Osho insegnava una forma di Monismo, Dio è in qualunque cosa, e in qualunque persona. Non esiste differenza tra "Dio" e "non Dio". Le persone, anche le peggiori, sono divine. Osho si fece notare per barzellette molto offensive: alcune erano antisemite, altre anticattoliche, altre ancora insultavano praticamente ogni gruppo religioso o etnico del mondo. Spiegava che lo scopo di queste barzellette era scioccare la gente e incoraggiarla ad esaminare identificazione e attaccamento alle loro credenze etniche o religiose. La sua polemica era che sul fatto che le divisioni nazionali, religiose, di genere o razza sono distruttive.
Le istituzioni, di qualunque ordine e grado, potremmo dire dallo Stato alla famiglia, hanno, secondo Osho, distrutto la capacità dell'uomo di sentirsi e riconoscersi in Presenza nel proprio silenzio interiore e così amare la vita in un'estasi continua. Quindi divenire maestri di se stessi è il compito principale del percorso tracciato da Osho, così come da tutti i saggi e maestri d'Oriente e d'Occidente: non un uomo dotato di sapere e conoscenza, bensì la capacità di apprendere dall'esperienza la difficile arte di affidarsi alla vita, lasciarsi andare e oltrepassare i ristretti confini della propria mente individuale (è perentorio il richiamo di Osho che mette continuamente in evidenza la natura della "mente che mente") per raggiungere la consapevolezza di ciò che in realtà siamo: non singoli individui separati, bensì parte costitutiva del Tutto.
Di qui il radicamento nell'esperienza concreta e vissuta, intesa come unico canale di conoscenza.
L'insegnamento di questo guru indiano è più vivo e attuale che mai. Osho, è stato un maestro che ha dedicato la sua vita a indicare la via per il risveglio di coscienza, soprattutto attraverso la meditazione. I suoi insegnamenti racchiudono l'essenza di tutte le grandi religioni, ma anche quella delle più moderne psicoterapie umanistiche.
Non è un caso che a dodici anni dalla sua scomparsa le case editrici (soprattutto la Mondadori e le Mediterranee) continuino a pubblicare i suoi libri.

Dicono di lui ...

“Uno dei mille uomini che hanno fatto il nostro ventesimo secolo”.
The Sunday Times - Panorama

“Il solo profeta che abbia affermato la vita in tutte le sue sfumature, pagando il prezzo per questa sua onestà, per questo suo ardore”.
The Sunday Reading

“Osho Rajneesh continua ad ispirare la vita di milioni di esseri umani: oggi, quanti si avvicinano ai suoi libri provano un profondo senso di mancanza per il fatto che non esista più in una forma fisica, ma il suo spirito è saldo e forte, e vive nelle sue parole”.
The Tribune

“Osho è uno dei più grandi mistici a cui l’India abbia dato i natali....io lo vedo come uno dei più grandi pensatori e una delle guide di quest’epoca oscura: un vero Maestro di Realtà”.
Kabir Bedi, attore

“Egli non discute tesi, non contrappone teorie, non dibatte. Egli guida, indica una strada, fa ragionare, spinge a capire, sollecita. E’ cioè un Maestro Spirituale....”
Francesco Alberoni, sociologo

“ E’ un personaggio molto intelligente, di sicuro con grande fascino. Mi riesce sempre difficile capire come ci si lasci suggestionare, ma davanti ad un uomo così, comprendo che è possibile.
Enzo Biagi, giornalista

“Un Maestro di straordinaria saggezza”
Marco Pannella, politico

“Sono rimasto affascinato dalla lettura dei suoi libri, come tutti coloro che hanno avuto modo di conoscere la sua visione del mondo”.
Federico Fellini, regista

“Se vogliamo trovare una via d’uscita alla crisi globale che stiamo attraversando, dobbiamo comprendere ciò che accade intorno a questo guru indiano. Dobbiamo osservare le nuove strade che sorgono dal suo insegnamento”.
Guido Tassinari, presidente dell’Ist. di Psicologia Umanistica di Milano

“Osho Rajneesh intende fare solo e semplicemente questo, a mio avviso: strappare i nostri travestimenti, sconvolgere le nostre illusioni, curare le nostre assuefazioni e dimostrare quanto sia autolimitante e spesso tragicamente folle il nostro prenderci con troppa serietà. Il suo sentiero verso l’estasi sale ancheggiando attraverso il panorama a testa in giù dell’ego, svelandone lo scherzo...
Quanti, ad esempio, hanno capito che il numero ridicolmente alto di Rolls Royce con cui si circondava, era una gigantesca messa alla berlina del consumismo, come mai è stato fatto?”
Tom Robbins, scrittore

“Osho Rajneesh ha un senso forte, altissimo della vita.... un amore della vita in tutti i suoi momenti, la sintesi della sua visione religiosa è che l’esistenza è divina, che la vita debba essere vissuta nella sua pienezza e che questa pienezza sia il segno stesso del divino”.
Aldo Natale Terrin, teologo, docente all’Università Cattolica

"Io non faccio parte di alcun movimento.
Ciò che sto facendo è parte di qualcosa di eterno
che sta accadendo da quando il primo uomo apparve sulla terra
e continuerà fino all'ultimo uomo.
Non è un movimento, è l'essenza stessa dell'evoluzione"
tao

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