LAO TSU

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Lao-tzu (o Lao- tse) è una figura principalmente leggendaria. Benché nelle memorie storiche redatte da Szu-ma ch’ien (137-87 a.C.) sia scritto testualmente al capitolo LXIII: "di Lao-tzu si può soltanto assicurare che, avendo amato l’oscurità più di ogni altra cosa, quest’uomo deliberatamente cancellò ogni traccia della sua vita".
La tradizione ci dice che Lao tzu, che è in realtà un soprannome che vuol dire "vecchio maestro", si chiamava Chung-erh o Po-yang o anche Lao tan. Visse nel 6° secolo a.C. ed era di qualche anno più vecchio di Confucio. Nacque nel villaggio di Ch'u-jen, nel territorio dell'odierno Honan (Cina orientale, a sud di Pechino). Fu storiografo negli archivi imperiali. Si dice che Confucio si sarebbe incontrato con lui e sarebbe stato colpito dalla sua saggezza. Lao tzu abbandonò il suo incarico quando la corta cominciò a dare segni di decadenza, e stanco della corruzione della vita pubblica, abbandonò la sua carica senza più tornare in patria.
Nel passare del confine ovest fu implorato dal suo amico Yin-His, custode del confine, di lasciargli un libro che contenesse l’essenza della sua dottrina; perciò compose il Tao Teh-ching, questo canone comprende centinaia di scritti racchiusi in due parti, per un totale di 5000 capitoli. Poi partì e non se ne seppe più nulla. Pare che sia morto all’età di 84 anni, nel 520 a.C.

Gli si attribuisce anche il libro che è alla base della filosofia taoista, il Tao-te ching.
Nacquero numerosi ammiratori, specialmente dopo la sua morte, che gli attribuirono caratteristiche divine, da cui sorse una leggenda riguardante la sua nascita. Secondo questo mito, il grande Filosofo fu concepito da sua madre per influsso di una grande stella ed ebbe nel grembo di lei una incubazione di ottantun anni. Quella lunga gravidanza irritò il signore che teneva la donna al suo servizio. Egli la scacciò dalla sua casa così che ella dovette errare lungamente per le campagne. Finalmente, riposatasi sotto un susino, la donna diede alla luce un figlio che aveva bianchi i capelli e le sopracciglia. Lo chiamò dapprima col nome dell’albero sotto il quale l’aveva messo al mondo. Poi, accortasi ch’egli aveva le orecchie grandi, gli pose nome Li-eulh (susino-orecchia); Ma il popolo, per l’eccezionale bianchezza dei capelli, lo chiamò, invece, Lao-tze (vecchio fanciullo) e Lao-kiun (vecchio principe). Con questi segnali di unicità egli dunque nasce, ma nasce già vecchio ed inizia ad andare su di un bufalo d'acqua.
Egli nasce e va. Tao significa appunto "Via".

 

Tao Teh-ching e Taoismo

Il Libro del Tao e della Virtù (Tao Tê Ching), considerato come una delle vette del pensiero cinese, è opera di Lao-tzu (o Lao-tse). L'opera di Lao Tzu è divisa in due parti, la prima sul Tao e la seconda sul Te. In seguito fu suddivisa nel numero mistico di 81 capitoletti, e il nome di Tao Te ching fu dato, sembra, da uno dei suoi commentatori, Ho-shang Kung. L'opera ci è anche giunta in un'altra redazione, non molto diversa dalla prima, curata da Wang Pi.
Ogni capitolo comincia di solito con qualche paradosso e si sviluppa con rilievi paralleli, introdotti dalla parola "perciò".
Una parola che, comunque, non è da intendere in senso causale: difatti, a differenza della logica occidentale, la logica cinese prevede che la causa possa essere un effetto e un effetto possa essere una parte della causa.
Per i cinesi, ha scritto lo studioso Lyn Yutang, "causa ed effetto non sono aspetti successivi, ma solo aspetti simultanei della stessa verità".
Il libro si apre con una descrizione del Tao. La parola significa propriamente via e quindi anche modo di condursi, sistema. Il Tao è una astrazione metafisica che indica la legge universale della natura, lo spontaneo modo di essere e di comportarsi dell'universo. In questo senso è indicibile, ineffabile, indeterminato. Essendo il principio primo e assoluto, è privo di caratteristiche, giacché è la stessa fonte di tutte le caratteristiche; non è però il nulla, dato che è l'origine di ogni cosa. Esso è prima di tutte le cose, dà loro l'esistenza. "Il Tao che può essere detto non è l'eterno Tao, il nome che può essere nominato non è l'eterno nome".
Il Tao si manifesta nell'universo, nella natura, dato che ciò che le cose individuale possiedono del Tao è il Te. La parola Te, tradotta il genere con virtù, non ha un significato strettamente morale bensì quello di vigore, potenza, facoltà, efficacia. È in pratica la manifestazione del Tao, come già accennato. Il Tao, in quanto origine, fonte, sorgente, dà l'esistenza alle cose, mentre il Te dà loro diversità. Tutte le cose esistono nel Tao e il Tao è presente in tutte le cose. Finché le cose avvengono naturalmente, tutto è armonico e nulla turba l'equilibrio cosmico. L'uomo, se vuole vivere felice, deve seguire il Tao senza ostacolarlo. In questo senso, egli non deve agire, nel senso che non deve modificare l'armonia dell'universo. Se lo fa, allora non è più in accordo col Tao.
La vita è vissuta bene solo quando l'uomo è in completa armonia con tutto l'universo e la sua azione è l'azione dell'universo che fluisce attraverso di lui. Il bene non viene compiuto dall'azione spinta dai desideri, ma dalla non azione (wu wei) che è ispirata alla semplicità del Tao.

"Il Tao in eterno non agisce eppure non c'è nulla che non sia fatto. Se chi governa si attenesse ai suoi principi, gli esseri si svilupperebbero da soli. Se durante questo sviluppo crescesse il desiderio, basterà risvegliare in essi l'originaria semplicità di quello che non ha nome. La semplicità del senza-nome genera l'assenza del desiderio; l'assenza del desiderio genera la serenità, così l'impero si consolida da solo".

Oggi il Taoismo è diffuso nelle comunità cinesi sparse per il mondo, ed in particolare a Taiwan, Vietnam e Singapore.

"Ciò che il bruco chiama "fine del mondo" per tutti gli altri è una bellissima farfalla"
tao

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