Siamo cibo

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Se siamo ciò che mangiamo, e il cibo è un alimento, siamo quindi inevitabilmente composti di cibo.
Assicurarsi la sopravvivenza energetica non significa sentirsi bene, tant’ è che molto spesso, proprio dopo mangiato, insorgono noiosi fastidi o intollerabili malesseri: gli alimenti, infatti, possono determinare attraverso la loro trasformazione chimica, effetti squilibranti tali da compromettere la condizione organica. Se l’alimento dunque deve essere fonte di vitalità e di salute, la dieta deve rappresentare il riflesso della evoluzione umana, l’ambiente nel quale l’individuo vive e il tipo di attività che lo vede impegnato.

 

Nessuno degli aspetti della vita dell’uomo è da considerarsi come avulso dagli altri: quelli biologici, psicologici e spirituali sono visti come manifestazioni connesse ad un’ unica totalità. Per questo la cultura orientale nella ricerca delle cause della malattia, pone sempre l’accento sulla relazione tra lo stato di salute di un individuo e gli altri fattori come la dieta, il tipo di attività, l’atteggiamento spirituale e l’ambiente. Nella nostra giostra dei consumi, il carosello dei prodotti alimentari appare come un mondo fantastico in grado di appagare i desideri più arditi e le frivolezze più azzardate. Una tale dovizia da portare sulla nostra tavola fa riflettere sulle disarmoniche conseguenze di tanto sospirato benessere. Se l’evoluzione, infatti, è crescita, come mai assistiamo ad un impoverimento della resistenza fisica e psichica, ad un decadimento morale e sociale?

Sono in aumento tutti i disturbi metabolici e circolatori, non esiste più una persona che abbia il tubo digerente in ordine; nonostante tutto il benessere possibile viviamo in una condizione di salute precaria, turbata da alterazioni funzionali che, con sorridente superficialità, attribuiamo a questo ritmo di vita logorante e stressante.
E allora... fermiamoci un momento ad ascoltare, a guardare e non solo a vedere, cercando di cogliere quella energia sottile che ci accomuna, riflettiamo sull’intrinseca bellezza di un gesto d’amore, su di un battito di ali, impercettibile ma eterno, che si libra sottile nell’ aria inseguendo la libertà. Nel riappropriarsi dell’amore e del rispetto verso noi stessi, prendiamoci per mano e tentiamo di condurre, tra l’altro, la nostra vita e le nostre scelte servendoci del semplice impiego di uno strumento naturale: i nostri organi di senso.

 

Poiché questa applicazione richiede percezioni rapide e precise, è indispensabile affinare la propria sensibilità con l’esercizio di una vita naturale, basata sui principi che regolano, in armonica energia, le leggi della natura.
Attraverso il recupero della nostra sensibilità potremo iniziare a vivere un nuovo rapporto con la natura, sperimentando la capacità di determinare, liberamente, la nostra salute e il nostro destino, favorendo il contatto con l’ambiente che ci circonda e ponendoci quindi più vicini al significato di equilibrio.
Finalmente sicuri che non soffriremo più la fame, possiamo permetterci di recuperare l’attenzione perduta, abbandonando i miti dominanti degli anni passati che ci volevano forzati consumatori di carne, in nome di un bisogno proteico, per altro di difficile utilizzo.

 

Ovunque scorra il nostro sguardo cogliamo l’eterea essenza energetica della vita e, pur nelle differenze evolutive delle specie, teniamo presente che quella sottile capacità di percezione, perduta da noi uomini, rimane patrimonio intuitivo dell’animale: il sentire l’avvicinarsi della fine rende le sue carni intrise di paura e di dolore, e noi, che attraverso complessi processi biochimici di esse ci nutriamo, ci ritroviamo con organi affaticati, stanchi e, spesso, “dolorosamente” intossicati.

Nelle prossime pagine parleremo in generale di alimentazione: non vogliamo "fare pubblicità" ad un regime alimentare specifico.
Ognuno di noi deve essere libero di scegliere e "sentire" di cosa è più opportuno alimentarsi in base ai propri bisogni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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